Taranto: ILVA, i nuovi dati sull’inquinamento fanno paura, molto più del covid

Lug 6, 2020 | Attualità | 0 commenti

ILVA: a Taranto il covid è una barzelletta rispetto ai nuovi dati sull’inquinamento
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Cala la produzione, coprono i parchi minerali, ma non diminuisce l'inquinamento dell'ILVA di Taranto

I dati delle centraline Arpa/Ispra parlano chiaro e destano scalpore e sconcerto

 

Il trimestre marzo aprile maggio (raffronto trimestre 2020 con trimestre 2019)
Benzene +199% dentro l’ILVA e +116% nel quartiere Tamburi di Taranto.
PM10 +81% dentro l’ILVA e +18% nel quartiere Tamburi.
PM2,5 +82% dentro l’ILVA e +49% nel quartiere Tamburi.
Questi sono i dati in aumento dell’ultimo trimestre marzo-aprile-maggio 2020 se confrontati con il trimestre corrispondente marzo-aprile-maggio 2019.

L’inquinamento peggiora
I dati indicano chiaramente un peggioramento dell’inquinamento sia interno sia esterno alla fabbrica, nonostante il calo della produzione e nonostante la copertura del parco minerali, indice che qualcosa nell’ILVA sta andando storto. ArcelorMittal nel 2018 prometteva “zero polveri” ma le polveri sottili (PM10 e PM2,5) aumentano e sono proprio le polveri sottili quelle più pericolose per la salute.
Solo gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) diminuiscono.

Il trend in aumento del PM2,5 nonostante la copertura dei parchi minerali
Ciò che preoccupa è pertanto il trend delle polveri molto sottili (il PM2,5) che evidentemente non provengono dal parco minerali e che quindi non sono trattenute dalla copertura effettuata.
Abbiamo voluto fare un’ulteriore verifica per accertarci che il trend inquinante in aumento a cui stiamo assistendo non sia un fatto momentaneo e accidentale.
Ma anche la verifica ha confermato che siamo di fronte a qualcosa che non quadra.
Infatti il trend delle polveri molto sottili PM2,5 (misurate a maggio 2020) è in aumento rispetto agli ultimi due anni (maggio 2019 e maggio 2018) nonostante la produzione sia in calo.
Nello scorso mese di maggio 2020, per essere ancora più chiari, il valore medio del PM2,5 ha superato il corrispondente valore del maggio 2019 e del maggio 2018.
Gli istogrammi e i dati sono disponibili sul sito di PeaceLink www.peacelink.it

I picchi del benzene a giugno
Ma la novità forse più sconcertante è quella del benzene (C6H6 cancerogeno) che ha raggiunto dei picchi nei giorni scorsi, precisamente l’1, 2 e 3 giugno 2020, arrivando rispettivamente a
6,4 microgrammi/m3 (1 giugno 2020)
6,5 microgrammi/m3 (2 giugno 2020)
6,5 microgrammi/m3 (3 giugno 2020)
nel quartiere Tamburi di Taranto.

Cokeria 
44,2 microgrammi/m3 (1 giugno 2020)
63,1 microgrammi/m3 (2 giugno 2020)
63   microgrammi/m3 (3 giugno 2020)
Mentre la centralina intermedia, collocata al perimetro dello stabilimento (meteo-parchi) ha registrato
7,6 microgrammi/m3 (1 giugno 2020)
9,5 microgrammi/m3 (2 giugno 2020)
8,3 microgrammi/m3 (3 giugno 2020)
Questi dati indicano chiaramente la sorgente del benzene: la cokeria ILVA.
Dai dati osservati emerge un aumento del benzene in cokeria a cui corrisponde un aumento del benzene nel quartiere Tamburi.
Raramente si erano registrati questi picchi, che sarebbero stati inusuali anche ai tempi della gestione Riva. Per fare un confronto, la media del quartiere Tamburi degli ultimi tre mesi (marzo-aprile-maggio 2020) era per il benzene 1,68 mcg/m3; ed era 0,78 mcg/m3 per il trimestre corrispondente marzo-aprile-maggio 2019. Dal raffronto si può dunque apprezzare l’anomalia dei dati di giugno. I dati del quartiere Tamburi sono quelli della centralina di via Orsini, comunque confermati anche dalla centralina di via Machiavelli.
Qualcosa quindi non torna nell’ILVA se, nonostante il calo della produzione, assistiamo a trend di questo tipo. Ce lo spiegheranno meglio i risultati delle ispezioni in corso, ci auguriamo.

L’elaborazione dei dati
I dati che presentiamo sono stati elaborati con il software Omniscope installato su www.peacelink.it/ariataranto e provengono dalle centraline Arpa e Ispra. Sono quindi dati ufficiali che abbiamo semplicemente elaborato.

Il rischio sanitario
Ancora una volta PeaceLink vuole richiamare l’attenzione sul rischio sanitario del particolato fine dato che le polveri sottili sono state classificate nel gruppo 1 (il più pericoloso) dalla IARC (Agenzia Internazionale Ricerca sul Cancro di Lione). Oggi la stragrande maggioranza degli epidemiologi ritiene che le polveri sottili e in particolare il PM2,5 (ossia il particolato con diametro inferiore a 2,5 micrometri, circa un trentesimo dello spessore di un capello umano) siano responsabili di un significativo aumento del rischio di tumore e anche di problematiche cardiovascolari come ictus e infarti: tali particelle piccolissime possono infatti oltrepassare i polmoni ed entrare nel circolo sanguigno. Va infine sottolineato che questo pericolo sanitario è più accentuato a Taranto in quanto la tossicità del particolato industriale proveniente dagli impianti dell’area a caldo dell’ILVA è ancora maggiore rispetto al particolato urbano, come acclarato dagli studi epidemiologici. Ed è proprio il quartiere Tamburi, accanto al quale sorge l’area caldo dell’ILVA, l’area della città in cui si registra una mortalità più elevata e un abbassamento del quoziente di intelligenza dei bambini, come attestano gli studi dell’Istituto Superiore della Sanità.

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