Coronavirus: le 10 cose che non saranno più uguali in futuro

Giu 11, 2020 | se succedesse | 0 commenti

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Cambia tutto il nostro modo di vedere il futuro

10. La nostra idea di mondo

di Simone Bertino

 

Fino all’altro ieri pensavamo al mondo come un posto dove qualcuno fosse più fortunato dell’altro (ed effettivamente lo era), dove i ricchi fossero esenti dai problemi e che questi riguardassero solo i più poveri. Vedevamo una scala dove in cima vi erano i Paesi del G20, le grandi potenze economiche mondiali e solo al piano di sotto i Paesi del Terzo Mondo. Dopo che questa emergenza sarà finita, cambierà sicuramente il concetto di globalizzazione, il nostro modo di muoverci, di viaggiare, i trasporti, i collegamenti, gli scambi, la libera circolazione di merci e persone.

Abbiamo scoperto, invece, che ci possiamo ammalare tutti, sia quelli che abitano nella provincia dell’Hubei, sia quelli che abitano nello stato di New York, sia quelli che abitano in Corea, in Iran, nella profonda Africa, sia quelli che abitano in Italia, sia gli abitanti di una cittadina come Codogno fino a pochi mesi fa totalmente sconosciuta ai più, che sarebbe potuta essere qualunque paese nei dintorni della nostra abitazione, persino il nostro. Cambierà, dunque, l’idea che abbiamo del mondo e delle divisioni che lo hanno regolato fino a oggi. Capiremo che ci sono guerre che non riguardano solo la Siria, la striscia di Gaza, Israele o la Palestina, ma che ci sono “guerre” che riguardano tutti.

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9. Le divisioni che regolano il mondo

 

Non saranno più uguali le divisioni e le differenze, tra le persone e tra i popoli. All’inizio, quando vedi scoppiare una epidemia in Cina, sei convinto che il virus riguardi qualcuno molto lontano da te e che tu sei solo uno spettatore. Quando il virus arriva nel tuo continente sei convinto che riguarderà un altro Stato non il tuo. Quando arriva nella tua nazione non ti preoccupi, perché riguarda un’altra regione non la tua. Quando arriva nella tua città o nel tuo paese inizi a dire che non riguarda il tuo quartiere. Quando arriverà nel tuo quartiere dirai che non ha colpito il tuo condominio, e pure quando il tuo vicino di casa risulterà positivo dirai che però non ha colpito il tuo pianerottolo.

Per tanto tempo finora abbiamo pensato che ci fossero persone famose ed importanti, vip, attori, politici e che poi vi fosse tutto il resto della società, le classi più basse e deboli. Ora facciamo i conti con una situazione in cui tutto è uguale, in cui è stata abolita la partita fra ricchi e poveri, fra attori di Hollywood e clochard, in cui ha chiuso il piccolo fornaio di paese come la grande impresa che fabbricava macchine da distribuire in tutto il mondo. I confini e le divisioni da ora in poi assumeranno un significato nuovo e diverso.

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8. La politica

 

Dopo che l’emergenza sarà passata capiremo quanto abbiamo bisogno di cooperare l’uno con l’altro. Capiremo che se Lombardia e Veneto fossero state regioni autonome da sole non sarebbero riuscite ad affrontare l’emergenza. Capiremo quanto può essere grande la generosità degli altri Paesi, che spesso il nostro amico potrebbe essere più lontano di quelli che noi reputiamo vicini e che potrebbe essere proprio quello che fino a poco tempo prima noi discriminavamo. Capiremo che la Brexit potrebbe aver condannato il Regno Unito ad affrontare una crisi senza precedenti con le sole proprie forze, e che magari, in un futuro non molto lontano, sarà necessario chiedere aiuto proprio a coloro dei quali ci si è voluti a tutti i costi liberarsene. Capiremo che una Nazione o una Regione non può fare niente da sola. Capiremo che solo tramite la cooperazione di tutte le forze politiche si possono prendere decisioni importanti e capiremo quanto bisogna “restare uniti” in momenti così difficili, al di là dei propri ideali. Scopriremo che i sindaci di partiti diversi e con idee contrastanti dovranno applicare le stesse misure e che dovranno cooperare, che soli non si può vincere questa battaglia.

 

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7. Il nostro concetto di quotidianità

 

Abbiamo sempre cercato di avere le cose comodamente sul divano di casa, dalle partite di calcio, al cinema in streaming, senza doverci allontanare da casa, senza dover andare allo stadio, al cinema, a cercare il posteggio per la macchina e fare file, a fare shopping online. Oggi che siamo obbligati a stare in questa casa piena di comodità, ci accorgiamo che vorremmo star fuori, andare al cinema, allo stadio, al ristorante, uscire a vedere gli amici, mangiare con i nostri parenti che non vediamo da tanto tempo, con i nonni che prima non chiamavamo e che adesso sono soli e che pranzeranno la domenica senza i rumori dei nipotini che girano intorno al tavolo correndo e gridando. Ci accorgeremo di quanto ci manca il sapore dell’aria, il rumore delle onde del mare vicino casa o quella confusione che vedevamo ogni mattina quando ci recavamo a scuola o a lavorare. Ci accorgeremo quanto può essere dolorosa la distanza, non potersi abbracciare, darsi la pacca sulla spalla, festeggiare il proprio compleanno senza i propri amici e le persone care a noi vicine.

Probabilmente quelle cose che prima ci davano fastidio ritorneremo ad apprezzarle, forse avremo voglia di tornare a frequentare i luoghi pubblici, di passeggiare tra le vetrine dei negozi per scegliere quale nuovo vestito comprare, ritorneremo ad abbracciarci più spesso, a fare più spesso quelle passeggiate vicino al mare abbandonando gli agi della nostra casa a misura di tutto.

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6. Il tempo

 

Finora eravamo convinti di vivere la nostra vita come un uccellino in gabbia per cui quando iniziava la primavera significava che stava per arrivare la fine dell’anno scolastico e con essa l’estate, che poi ci sarebbe stato l’autunno, poi il Natale e poi di nuovo tutto che si ripeteva in un meccanismo sempre uguale. Da oggi tutto si ferma, il mondo finisce di produrre, si dà importanza solo all’essenziale, le nostre routine sono stravolte e quell’orologio che andava sempre avanti, col suo rintocco sempre uguale, si è inceppato. Cambierà quindi l’idea di circolarità fissa e quello che pensiamo delle nostre abitudini.

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5. I social, la nostra socialità

 

La nostra socialità ed i rapporti umani saranno sicuramente quelli che cambieranno di più. Finora c’eravamo convinti e ci siamo lasciati convincere che fosse possibile sostituire gli amici veri con quelli virtuali. Abbiamo creduto nei follower, negli amici su Facebook. Abbiamo creduto che queste cose potessero dare consistenza alle nostre vite. Solo adesso ci rendiamo conto di quanto ci mancano gli abbracci e quanti ce ne davamo prima, di quanto era bello stringere la mano per congratularsi di un successo, di quanto è difficile stare lontani più di 1 metro dalle altre persone, dai nostri cari, dai nostri amici, dai nostri fidanzati o fidanzate, di quanto non possiamo fare a meno di stare assieme agli altri. Quando tutto questo sarà finito, avremo bisogno molto di più di guardare le persone in faccia, di sentirle fisicamente accanto, di sentire la loro presenza, di condividere con loro le nostre vite.

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4. La paura

 

Cambierà sicuramente l’idea di paura. Ci renderemo conto di quanto possa farci molta più paura quello che non vediamo anziché quello che vediamo. Ci renderemo davvero conto di cosa provano le persone prive di libertà, quelle che scappano, che non hanno una meta, che non sanno dove andare e che vorrebbero solo trovare rifugio. Ci renderemo conto di quante sciocchezze ci spaventano e di quanto possano essere terrificanti certi problemi reali. Ora che l’abbiamo provato sulla nostra pelle e sappiamo cosa significa non avere un posto in cui sentirsi protetti, anche la nostra idea di paura cambierà.

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3. La memoria

 

Noi oggi abbiamo rimosso molto spesso la possibilità di essere creduti a coloro che ci raccontavano la memoria di quello che era accaduto, per esempio, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questa, probabilmente, sarà una di quelle pagine della storia incredibili ed inverosimili, lontane dalla realtà che vivrà il nostro futuro. Per la prima volta, da quando siamo nati, abbiamo provato un vero e proprio dramma collettivo.

Fra molti anni diremo: “Ma tu c’eri quando arrivò il Coronavirus? Ma tu c’eri quando le strade erano deserte? Quando i negozi erano serrati? Sì, io c’ero. Sì, io l’ho vissuto”. Da oggi probabilmente noi avremo un valore diverso della memoria, perché ne siamo noi stessi i testimoni, coloro che quella pagina della storia l’hanno vissuta, perché stiamo vivendo qualcosa che ci resterà sulla pelle.

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2. Cambieremo noi

 

Noi tutti siamo improvvisamente consapevoli di essere fragili, indifesi, che non siamo così invincibili come tante volte ci convinciamo di essere, che questa è la condizione umana. Noi ci siamo illusi che l’essere umano fosse forte, fosse onnipotente, imbattibile, che conoscesse e fosse in grado di affrontare qualsiasi cosa. Ci siamo illusi che la scienza avesse già tutte le risposte. Questa esperienza ci ricorda che siamo tutti, nessuno escluso, estremamente fragili.

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1. La perdita dei nostri cari, il lutto

 

Fra le 10 cose che non torneranno più come prima, ce n’è un’altra che non possiamo sapere. È qualcosa che si muove dentro ognuno di noi, ma soprattutto è una cosa diversa per ciascuno di noi. È una cosa che cambierà un po’ per sempre la nostra vita: quella decisione che non avremmo mai avuto il coraggio di prendere, quel bacio che non avremmo mai dato, quella parola che, prima che tutto questo avvenisse, non avremmo saputo dire.

Ma soprattutto, ci sarà qualcosa che non potrà mai più tornare indietro, di cui ci rimarrà solo il ricordo. Una assenza che lascerà il dolore di non aver potuto dire quelle ultime parole, dare quell’ultimo abbraccio, quell’ultima carezza, quell’ultimo saluto, e che ci farà capire quanto è importante esprimere i nostri sentimenti e dirci quello che proviamo ogni giorno, perché domani tutto potrebbe cambiare. Rimarrà il ricordo doloroso di non poter essere stati presenti in quell’ultimo momento, di non aver potuto onorare quella vita nemmeno dopo i suoi ultimi istanti. Sarà questa, tra tutte, la cosa che farà sì che niente sarà più come prima.

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